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Claudio Mazza: Detesto le ingiustizie e sono sempre disposto ad aiutare i più deboli.

Riviera dei Fiori: Va di male in peggio

 

Eravamo alla frutta, oggi potremmo dire in senso metaforico che siamo al pane duro. Non soltanto per la crisi economica, ma soprattutto perché i soldi dei contribuenti sono spesi male per non dire sperperati, per realizzare opere pubbliche che non servono a niente e quelle indispensabili e importanti vengono trascurate ai danni della pubblica incolumità e dell’immagine dell’Italia, che anziché progredire sta raggiungendo livelli da terzo mondo. L’articolo apparso giovedì 28 agosto scorso su Il Secolo XIX titolato “La disfatta della viabilità provinciale mancano i soldi anche per i rattoppi” con il sottotitolo che recita: “L’imbocco della superstrada tra Arma e Taggia è ridotto a una gruviera”, la dice lunga. Una volta era il Meridione ad essere messo male, oggi è tuta la penisola che affonda.

 

Sul quotidiano si legge che l’asfalto di numerose strade provinciali si sta spaccando in mille pezzi, con buche enormi, avvallamenti, disagi di tutti i tipi per automobilisti, motociclisti e ciclisti. “Basta girare per le strade e i pericoli sono dietro l’angolo – scrive il Decimonono –, con tratti a dir poco indecorosi, soprattutto in sella a una moto”.  Una volta mancavano i soldi per rifare completamente il manto bitumoso, ma almeno tappavano i buchi per rimediare. Ora che il bilancio provinciale è azzerato, la Provincia di Imperia non ha neanche i soldi per fare i rattoppi.

 

Il Secolo XIX segnala che il caso più eclatante è sicuramente quello di Arma di Taggia. Il tratto più martoriato si presenta scendendo dalla via Aurelia e svoltando verso il campo sportivo. Sono duecento metri con almeno una cinquantina di buche di piccole e grandi dimensioni. A dimostrazione che i soldi dei contribuenti vengono sperperati, pubblico in basso alcune fotografie scattate venerdì scorso dove vediamo la pista ciclabile che collega Arma e Taggia. E’ un’opera inutile in quanto nessuno la utilizza e, per di più, ha ristretto la carreggiata a doppio senso di marcia della superstrada. Hanno fatto la ciclabile Arma-Taggia che non serve a niente, adesso non hanno i soldi per tappare le buche che “ornano” la carreggiata della superstrada. Non solo non tappano più le buche che rendono le strade sempre più pericolose, ma lasciano pure dei pali metallici in condizioni pericolanti, che rischiano di cadere dal ponte sulla testa della gente. Le fotografie pubblicate nella galleria in basso parlano da sole.

 

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Lo sgomento di Biancheri riflette il malessere generale

“Sono stanco di questa Italia, ma soprattutto non ci sono speranze se non fra dieci, quindici anni, di ritrovare qui il turismo di un tempo”. Ad esprimersi in questi termini desolanti, sul quotidiano Il Secolo XIX apparso il 7 luglio scorso, è un uomo di 51 anni che dal 1990 fa il tassista a Bordighera. Si chiama Paolo Biancheri e ha avuto il coraggio di mettere la propria faccia sul giornale per dire ciò che la maggioranza degli italiani pensano del proprio paese. Il signor Biancheri ha deciso di vendere la sua licenza di tassista e partire all’estero, destinazioni previste la Spagna o il Portogallo. “Anche se non sarei mai andato via dall’Italia, da Bordighera – si legge sul giornale – sono costretto ad esportare il marchio italiano delle nostre eccellenze, e lo farò con la mia nuova attività, perché nel nostro paese non sappiamo promuoverlo”. Quando andrà all’estero non farà più il tassista vuole aprire un bar.

 

Il signor Biancheri ricorda con nostalgia gli anni ottanta e afferma che da allora Bordighera ha perso 180 mila turisti. “E adesso la novità della Regione, svincolare gli alberghi. Bravi – si legge sul giornale –. E cosa facciamo del turismo delle seconde case? Non spende in città, si porta tutto da casa e sicuramente fa a meno del taxi”. Biancheri tira in ballo gli albergatori e lamenta: “Me ne vado anche perché gli stessi albergatori remano contro: chiamano sempre e solo quei due o tre tassisti. Chissà come mai…”.  A Bordighera ci sono dieci taxi, come si spiega che sono sempre gli stessi (quei due/tre) ad essere chiamati dagli albergatori? Biancheri prosegue nelle sue rimostranze: “Un tempo lavoravamo in cooperativa e le cose andavano meglio, poi si è passati all’individualismo e i regolamenti comunali sono andati a farsi benedire. Alcuni colleghi applicano anche tariffe alte, così poi i clienti, rimanendo danneggiati, alla fine non prendono più nessun taxi”.

 

Con la crisi economica che si accentua sempre di più, oggi in Italia tutte le professioni patiscono le conseguenze. Dai tassisti ai ristoratori, dagli architetti ai dentisti e persino gli avvocati. Questi professionisti sono ancor più penalizzati dalla soppressione delle Sedi giudiziarie e Sezioni distaccate e il loro accorpamento presso i Tribunali e Procure nei capoluoghi di provincia. L'enorme mole di lavoro assorbita da questi ultimi ha creato un grande caos e maggiori ritardi nell’espletamento delle procedure, ai danni degli stessi avvocati e dei loro assistiti soprattutto, che dovranno aspettare chissà quanti anni sperando che sia resa giustizia. In Italia le prigioni sono sovrapopolate. Anziché costruirne delle nuove o riqualificare le caserme dismesse dell'Esercito, per dare lavoro al comparto edilizio in crisi già da parecchi anni, i politici varano la legge cosiddetta “svuota-carceri”. Così facendo vengono rimessi in libertà delinquenti, spacciatori di droga, stupratori, ecc. Sono sempre di più coloro che vogliono andarsene via dall’Italia perché sono delusi del proprio paese e non vedono alcuna speranza nell’avvenire. Matteo Renzi ce la sta mettendo tutta per fare le riforme, ma queste non bastano per cambiare l’Italia e rassicurare gli italiani, soprattutto i giovani che non trovano lavoro. Se l’Italia continua di questo passo tornerà indietro di mezzo secolo. Per rendersene conto delle conseguenze di questa situazione cliccare qui.    

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Taggia: FARE, DISFARE, RIFARE = SPRECO

L’Amministrazione comunale di Taggia ha varato il progetto per convogliare le acque piovane in mare, a trecento metri dalla riva in corrispondenza di Piazza Chierotti e dei Bagni Comunali. La notizia è stata diffusa dal quotidiano Il Secolo XIX nel suo articolo pubblicato il 29 luglio scorso titolato “Il maxi scolmatore contro le alluvioni c’è solo sulla carta”. Il sottotitolo recita: “Opera approvata: ma i fondi necessari non si trovano”. Sul giornale si legge che è stato progettato un tubo scolmatore di raccolta delle acque piovane da utilizzare in condizioni di emergenza per evitare l’allagamento del centro cittadino e del lungomare di Arma di Taggia.  Nell’articolo si legge: “E’ un intervento di grande importanza – afferma l’assessore ai lavori pubblici Roberto Orengo – che ci consentirà la completa messa in sicurezza del centro cittadino. Abbiamo approvato il progetto in linea tecnica, ora andremo alla ricerca dei necessari finanziamenti. Il costo complessivo si aggira attorno ai 350 mila euro”. 

 

Quest’opera fa parte di un progetto globale di messa in sicurezza mediante una grossa condotta sotto la via Aurelia, i cui lavori iniziarono dopo l’alluvione del 1998 quando le automobili parcheggiate galleggiavano in due metri d’acqua nella cosiddetta “buca” del viale delle Palme. Dopo la bellezza di sedici anni, ne sono passati di sindaci e amministratori comunali, il centro città come pure il lungomare di Arma, frazione balneare di Taggia, non sono ancora stati messi in sicurezza. Adesso c’è il progetto però mancano i soldi. I ristoranti, bar e negozi sulla piazza principale del lungomare di Arma di Taggia, da poco tempo denominata Piazza Tiziano Chierotti, parecchie volte sono stati allagati e hanno subito danni in seguito alle intense precipitazioni piovose.  

 

Dopo due settimane dell’articolo apparso su Il Secolo XIX, il quotidiano La Stampa in data 13 agosto scorso ha pubblicato un articolo titolato “Sfioratore d’emergenza il progetto ora è pronto”. "Il progetto è stato approvato dalla giunta Genduso per una spesa di 450 mila euro – scrive La Stampa –. Lo sfioratore, a servizio della fognatura di Arma, sarà realizzato in prossimità della passeggiata a mare, e precisamente dalla Spiaggia dei Pescatori”. Se i lettori hanno notato, nel giro di quindici giorni il costo dello sfioratore è aumentato. Da 350 mila euro iniziali è passato a 450 mila euro. Un aumento del 28,58 per cento. A fine lavori questo “tubone”, così chiamato in gergo, quanto costerà agli armesi?  

 

La passeggiata a mare è stata recentemente riqualificata. Da Piazza Chierotti guardando il mare, sulla sinistra si trova la spiaggia comunale, mentre sulla destra troviamo la Spiaggia dei Pescatori (foto in alto). I lavori per realizzare Piazza Chierotti, ossia: la nuova pavimentazione, la grande gradinata ad arco per accedere nella spiaggia comunale, i due accessi in spiaggia a piano inclinato – per portatori di handicap – protetti da ringhiere tubolari inox, sono stati ultimati verso fine maggio. Ciò che mi lascia perplesso è che molto probabilmente la nuova pavimentazione in Piazza Chierotti – i cui lavori sono terminati neanche tre mesi fa – sarà smantellata nel tratto che si trova in corrispondenza della Spiaggia dei Pescatori, per permettere di fare lo scavo ed interrare il “tubone” che sboccherà in mare. Sarebbe stato preferibile prima di completare la pavimentazione in Piazza Chierotti, realizzare lo scolmatore. Procedendo in questo modo (razionale) si sarebbe evitato di dover rimuovere una parte della nuova pavimentazione, con il rischio di rompere le piastrelle e fare la pavimentazione due volte.

 

L’Amministrazione guidata dal sindaco Vincenzo Genduso non ha i soldi per lo scolmatore, però per realizzare il Museo dell’Olivo e il parcheggio interrato a Taggia si è adoperata a chiedere il finanziamento, che ha ottenuto come si legge su La Stampa nell’edizione del 4 giugno scorso. Ciò che lascia ancor più sconcertati è di vedere un’opera pubblica, mi riferisco a Piazza Chierotti, terminata neanche tre mesi fa già ed è già conciata male. Alcuni gradini della piazza, da cui si accede sulla spiaggia comunale, sono già rotti. Le ringhiere di protezione, poste ai due accessi per portatori di handicap, hanno gli elementi tubolari staccati dalla ringhiera, come si può constatare guardando la galleria fotografica in basso.

 

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Taggia: Il parco della vergogna

Il 5 dicembre 2009 inauguravano in Arma di Taggia il Parco Avventura. La struttura acrobatica  costituita da scale di legno per arrampicarsi sugli alberi, carrucole, liane e passerelle realizzate con corde che permettono agli utenti di passare da un albero all’altro. Il Parco è stato realizzato in pieno centro città ed è composto da due strutture distinte. La più estesa è ubicata in via Blengino. Gli “acrobati” si esibiscono sulla testa dei pedoni. L’altra struttura, più piccola, è situata in via Magellano in un’area verde pubblica attrezzata con panchine di legno, ove transitano pedoni e sulla loro testa volteggiano coloro che si divertono sulle varie strutture fissate agli alberi.

 

Sul quotidiano La Stampa diffuso il 27 maggio 2010 si leggeva che il delegato allo sport del Comune di Taggia affermava: “Credo che porterà flussi importanti per il Comune. In Liguria il più vicino parco avventura è a Rapallo e in Costa Azzurra nell’entroterra di Nizza. Contiamo di avere dieci mila utenti l’anno”. L’articolo proseguiva recitando: “Ci sarà anche lavoro per alcuni giovani che verranno assunti come istruttori, proprio in questi giorni vengono selezionati e istruiti”. 

 

Nella seduta della Giunta Comunale di Taggia tenutasi il 29/12/2011 veniva discussa all’ordine del giorno l’acquisizione delle strutture del Parco Avventura. Il verbale di deliberazione recitava: “Preso atto che la gestione del Parco Avventura da parte dell’Associazione “Divertieventi” è di fatto proseguita sino ad oggi, offrendo di fatto un’attrazione turistica e sportiva senza alcun onere a carico del Comune, la signora Selena Russo, Presidente dell’Associazione, comunica che non è più in condizioni di assicurare l’apertura del parco a causa di nuovi impegni lavorativi”. Il responsabile del Servizio Patrimonio, del Comune di Taggia, esprimeva parere contrario con le seguenti motivazioni: “1) L’area ove è in esercizio il parco non è di proprietà comunale ma appartiene ad Area 24 Spa, quindi occorre prevedere un canone; 2) Non viene fatto cenno alle spese da sostenere per le utenze ed eventuali collaudi; 3) Il rapporto costi/benefici è negativo”. Nonostante il parere contrario del responsabile dell’Ufficio competente, la Giunta Comunale di Taggia deliberò di acquistare le strutture del Parco Avventura al costo complessivo di € 18.150,00 IVA inclusa. 

 

Dal 2012 le strutture del Parco Avventura sono state inutilizzate e lasciate all’abbandono, in uno stato deplorevole e sotto gli occhi di tutti, residenti e turisti. Il 16 giugno scorso il quotidiano Il Secolo XIX scriveva un articolo titolato “Arma di Taggia, oggi scatta l’assegnazione del nuovo parco avventura”. L’articolo recitava: “Entro mezzogiorno di oggi dovranno pervenire le manifestazioni di interesse per il parco avventura di Arma di Taggia. Dopo una prolungata chiusura ci si avvia verso la riapertura della parte del parco nei pressi di via Magellano (mentre non verrà utilizzata quella accanto a via Blengino). Chi si aggiudicherà la gestione del parco dovrà provvedere a proprie spese a tutte le incombenze necessarie alla gestione del parco in sicurezza e alla manutenzione dei giardini, alla pulizia dell’area, nonché al ripristino dell’impianto di illuminazione per consentire l’utilizzo nelle ore serali e notturne”.

 

Apparentemente nessuna ditta ha manifestato il proprio interesse a prendere in gestione l’attività proposta dal Comune di Taggia, visto che tutt’oggi la struttura del Parco Avventura in via Magellano è abbandonata e le reti di protezione sono colme di foglie secche, come si può constatare visionando il video in basso realizzato ieri.

 

 

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Riviera dei Fiori: La discarica di Babele

Il problema dei rifiuti che sta ponendosi in Riviera dei Fiori nel Ponente Ligure è una delle tante vicende che caratterizza l’Italia, dal sud al nord senza eccezione, per quanto è amministrata male e con una miopia che passa l’immaginazione. Se i politici dell’imperiese avessero assunto i dovuti provvedimenti a tempo debito, come gli altri paesi europei hanno fatto in materia della raccolta dei rifiuti solidi urbani, oggi la Riviera dei Fiori non incorrerebbe il rischio di trovarsi nelle stesse condizioni che si è trovata Napoli, inondata di spazzatura abbandonata sulle strade, minacciando la salute pubblica.

 

Il quotidiano Il Secolo XIX diffuso il 23 luglio scorso ha pubblicato un articolo titolato “Discarica, da domani i lavori per il lotto 6”. Sul giornale si legge che dovrà essere allestito entro gennaio per accogliere i rifiuti della provincia di Imperia sino a tutto il 2017. Il cosiddetto lotto 6 è il territorio che si trova sul crinale tra Sanremo e Taggia. In questo sito la discarica provinciale di Collette Ozotto in Valle Armea potrà espandersi per poter accogliere i rifiuti di tutta la provincia. I rifiuti dei 67 comuni dell’imperiese verrebbero tutti convogliati in Valle Armea. 

 

Per realizzare il lotto n. 6 bisognerà sbancare la collina a monte dell’attuale lotto n. 5, la cui capacità di stoccaggio verrà ad esaurimento il 31 gennaio 2015. Al fine di rispettare tale data, la società appaltatrice si è impegnata ad effettuare i lavori in poco più di sei mesi per realizzare il lotto n. 6, che ha ottenuto il benestare finale dalla Provincia di Imperia al progetto esecutivo.

 

Dopo soli cinque giorni dalla notizia pubblicata il 23 luglio scorso sul Secolo XIX arriva la doccia fredda. Lo stesso quotidiano nella sua edizione apparsa il 28 luglio scorso ha pubblicato un altro articolo titolato “Rifiuti, ponente verso la paralisi”. Il sottotitolo recita: “Impianto di Collette Ozotto saturo a gennaio. Dai politici nessun progetto alternativo”. Sul giornale si legge che la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani sono nel mirino di Procura e Antimafia. Vi è pure un’inchiesta sulla gara di appalto indetta dal Comune di Sanremo nel 2010 vinto da una ditta, unica partecipante, con un ribasso inferiore all’1 per cento. Nella stessa pagina, in basso, si legge un altro articolo titolato “Bloccato l’ampliamento della discarica”. L’articolo recita che non può essere modificato lo stato dei luoghi in quanto il questore di Sanremo ha emesso un’ordinanza vietando al proprietario della discarica l’utilizzo di esplosivi i cui effetti sarebbero destinati a modificare lo stato dei luoghi che attualmente sono oggetto di accertamenti. “Come del resto è da capire se la Idroedil – recita l’articolo – rinunciando agli esplosivi, ovvero ricorrendo a mezzi meccanici, possa procedere o meno ai lavori di ampliamento dell’impianto. Sembrerebbe di sì, anche se l’alterazione dello stato dei luoghi si concretizzerebbe in egual misura”.  Sul Secolo XIX del 31 luglio scorso si legge che la ditta Idroedil ha trasmesso all'Amministrazione provinciale di Imperia una richiesta di risarcimento dell'ordine di 5 milioni di euro, per la mancata attuazione del contratto già firmato. Capirci qualcosa in questa vicenda è ben difficile. Una cosa è certa, in attesa che tutti si mettano d’accordo i residenti in provincia di Imperia rischiano di trovarsi con le strade invase dalla spazzatura, come era successo nella città del Bel Canto. Propongo ai lettori di visionare il video in basso. La situazione che verrebbe a crearsi con l’ampliamento della discarica sarebbe catastrofica per l’economia della Riviera dei Fiori, oltre le conseguenze per la salute delle popolazioni.

  

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Riviera dei Fiori: La ciclopista senza soldi che fine farà?

“Ciclopista, serve l’aiuto dei Comuni” è il titolo dell’articolo apparso il 4 luglio scorso su Il Secolo XIX. Sul quotidiano si legge che Area 24, la società mista a maggioranza pubblica che ha realizzato e gestisce la pista ciclopedonale sulla la linea ferroviaria Genova-Ventimiglia, nella tratta dismessa  da San Lorenzo al Mare a Ospedaletti, spende circa 800 mila euro all’anno per la gestione e manutenzione della pista ciclabile. I suoi introiti ammontano dai 400 a 500 mila euro, comprendono gli affitti che incassa per i punti di ristoro, concessi a privati, e dalla gestione dei parcheggi realizzati lungo la ciclopista a Ospedaletti, Sanremo, Arma di Taggia e Santo Stefano al Mare. Area 24 SpA lancia l’allarme che senza il contributo dei Comuni, attraversati dalla pista ciclopedonale non potrà andare avanti. “Da tempo Area 24 lamenta che da sola non ce la può fare a garantire – recita l’articolo – pulizia ed efficienza della ciclopista”. 

 

Un’infrastruttura come la pista ciclabile realizzata su 24 chilometri, che passa attraverso lunghe gallerie dove fino al 2001 transitavano i treni, che a cielo aperto è affiancata da pareti rocciose dotate di reti metalliche per trattenere eventuali frane e cadute di massi sul sedime ferroviario dismesso, oltre la pulizia del tracciato ciclabile, la sua illuminazione, la fornitura idrica per l’annaffiamento delle aree verdi e il funzionamento delle telecamere di sorveglianza, necessita un costante monitoraggio eseguito da tecnici altamente qualificati sullo stato delle gallerie, per controllare eventuali infiltrazioni d’acqua, la buona tenuta delle reti metalliche di protezione sui costoni rocciosi e, infine, rilievi fotogrammetrici e geologici strutturali. Fino a tredici anni fa quando i treni transitavano su detto tracciato litoraneo, i monitoraggi anzidetti venivano eseguiti regolarmente dai tecnici delle Ferrovie dello Stato. Dal 25 settembre 2001 la circolazione dei treni cessò sul percorso costiero, a unico binario, e fu trasferita a monte. Con la dismissione della linea ferroviaria anche i monitoraggi non sono più di competenza delle ferrovie.       

 

Sull’articolo del Decimonono si legge che i sindaci dei Comuni interessati hanno espresso la volontà politica di fare la propria parte. Hanno pure sottoscritto un protocollo d’intenti, ma devono ancora vedere in quale forma e soprattutto di reperire queste risorse senza scompensare i bilanci già in difficoltà dei singoli Comuni. Esprimere la “volontà politica” di fare la propria parte e metterla in pratica, senza scompensare i bilanci, sono due cose ben diverse. Le Amministrazioni comunali dell'imperiese non sono all’altezza di commissionare i lavori per la manutenzione delle strade cittadine, mi domando come faranno ad accollarsi i costi per la manutenzione della pista ciclabile, delle sue attrezzature e i monitoraggi anzidetti, questi ultimi indispensabili per la tutela della pubblica incolumità. Come convenuto dal protocollo d'intesa tra la Provincia di Imperia e l'Agenzia Regionale per la promozione turistica e il Comune di Sanremo, la pista ciclopedonale di Area24 SpA DOVREBBE rappresentare il Parco Costiero del Ponente Ligure. La ciclopista senza soldi che fine farà? La FINE si vede già visionando il video in basso, realizzato venerdì scorso sul parcheggio di Area24 e la ciclopista che attraversa Arma di Taggia.

   

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Sanremo: Dalle stelle alle stalle

Sanremo cosiddetta Città dei Fiori era rinomata per la coltivazione dei fiori. Esportava i suoi bei fiori in tutto il mondo. Da diversi anni le imprese del settore sono in grave crisi. Gran parte dei loro terreni sono incolti e molte serre sono chiuse. La concorrenza straniera ha messo in ginocchio la floricoltura sanremese. Per commemorare la sua vocazione floricola, Sanremo ogni anno organizza il Corso Fiorito. Nell’itinerario prestabilito, sfilano i Carri Fioriti. Partecipano a questo evento i 12 comuni della provincia di Imperia. Ogni comune, adorna il proprio carro con i fiori, predisposti in modo tale da rappresentare un tema. Sanremo è pure rinomata per il Festival della canzone italiana, ospita l’arrivo della corsa ciclistica Milano-Sanremo, organizza il campionato italiano di rally automobilistico. Oltre il vecchio porto vicino all’antica prigione di Santa Tecla, Sanremo dispone di un grande approdo turistico e, infine, il Casinò di Sanremo, uno dei quattro presenti in Italia. In una bella città come Sanremo, che a me piace molto, non si dovrebbe vedere certe cose. Ve le mostrerò proponendovi di guardare il video in basso.

 

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Comune di Taggia: I reperti archeologici non interessano

L’anno scorso nel mese di gennaio, durante i lavori per la riqualificazione della passeggiata a mare di Arma di Taggia, furono eseguiti degli scavi per la posa dei sottoservizi, nel tratto compreso tra il Ristorante Punta Mare e i Bagni Annunziata. Nel corso dei lavori era stato ritrovato un muro, sotto la sede stradale, lungo una ventina di metri circa, alto un metro e largo altrettanto. L’antico manufatto poteva risalire fra il ‘500 e il ‘700. Il funzionario della Soprintendenza per i Beni Archeologici per la Liguria, dopo aver fatto un sopralluogo e visto la muratura aveva dichiarato: “Quest’opera è documentata dalla cartografia del Vinzoni. Un muro di protezione dai marosi degli edifici retrostanti che, forse, aveva anche funzioni di difesa. Abbiamo trovato una catena di ferro infilata nella muratura. Può darsi avesse funzioni di approdo. Era sicuramente già esistente nel Settecento”, si legge nell’articolo pubblicato su la Stampa il 25 gennaio 2013 titolato “Dagli scavi spunta un antico muro”.  L’articolo proseguiva con altre dichiarazioni del funzionario della Soprintendenza: “Abbiamo concordato di procedere a due saggi di scavo per arrivare alla datazione. Si tratta di una struttura di interesse culturale che fino all’Ottocento, e forse fino a inizio Novecento, è stata fuori terra e poi demolita”. Il Comune esporrà un pannello per indicare al pubblico l’antica muratura, si leggeva su La Stampa. 

 

Il 24 gennaio 2013 Il Secolo XIX pubblicava un articolo titolato “Affiora bastione del ‘600 stop ai lavori sul lungomare”. L’articolo recitava: “Il territorio del Comune di Taggia non è nuovo a scoperte archeologiche e ritrovamenti di valore durante gli scavi. Nel 2008 nel corso della realizzazione del tratto armese dell’Aurelia Bis venne portata alla luce un’importante porzione di strada acciottolata post-medievale, perfettamente conservata sotto l’attuale via San Francesco, nei pressi della sede comunale”. 

 

Dopo aver rinvenuto questi antichi manufatti di notevole interesse storico e archeologico, anziché ricoprirli di terra e stenderci sopra un manto bitumoso, non sarebbe stato meglio metterli in valore e farne un’attrazione turistica? Ricoprendoli, ad esempio, con robuste lastre di vetro antisfondamento come hanno fatto a Sanremo, per gli antichi vestigi ritrovati a fianco del Forte di Santa Tecla.

 

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Comune di Taggia: Premiato dalla Guida Blu per la qualità dell’ambiente

Domenica 22 giugno scorso il quotidiano online SanremoNews pubblicava un articolo titolato “Il Comune di Taggia conquista le Tre Vele della Guida Blu del 2014, unico in tutta la Liguria”. Sotto il titolo si leggeva: “Si tratta di una guida che fornisce informazioni interessanti su territori omogenei con vocazione turistica dando grande importanza alla qualità ed alla peculiarità dell’ambiente”.  

 

Sull’enciclopedia online Wikipedia si legge che la Guida Blu è una guida turistica realizzata da Legambiente e dal Touring Club Italiano, contiene una classifica delle località turistiche costiere. La Guida è finalizzata a valorizzare risorse storico-artistiche, naturalistiche e l’impegno delle amministrazioni sulla salvaguardia dell’ambiente. I comuni presenti nella guida, definiti “centri balneari” dal Touring Club Italiano, sono selezionati da parte dei Circoli locali di Legambiente. Per questi comuni sono raccolte informazioni sulla qualità dei servizi ricettivi e sulla qualità ambientale del territorio, i cui dati sono raccolti dal personale di Legambiente a bordo della Goletta Verde.  

 

Vi è un altro riconoscimento più prestigioso delle “Vele” è la “Bandiera Blu”, viene assegnata  dall’Organizzazione Internazionale denominata “Foundation for Environmental Education” (FEE), fondata nel 1981 con sede in Danimarca. La FEE opera a livello mondiale tramite le proprie organizzazioni ed è presente in più di 60 paesi nel mondo (Europa, Nord e Sud America, Africa, Asia e Oceania). La FEE Italia, costituita nel  1987, assegna la Bandiera Blu ai Comuni costieri che dispongono tutti i requisiti per ottenere la Bandiera Blu. Dal 2006 al Comune di Taggia non è più stato assegnato il prestigioso e ambito vessillo. 

 

La notizia dell’assegnazione delle Tre Vele al Comune di Taggia fu pure pubblicata sul settimanale La Riviera nella sua edizione del 19 giugno scorso. L’articolo titolato “Ad Arma le 3 Vele di Legambiente, 2 a Riva e S. Stefano”, recita: “Ad Arma, zona La Fortezza, sono state assegnate ben 3 Vele. E’ l’unico Comune della provincia di Imperia con 3 Vele. Tra i criteri di assegnazione lo stato di conservazione del territorio, la qualità dell’accoglienza turistica, la pulizia delle spiagge, …”. La zona La Fortezza si trova all’estremità del lungomare di Arma di Taggia, a ponente. La Darsena si trova all’estremità opposta, a levante, dove oltre il porticciolo troviamo il Circolo Nautico, la Scuola di Vela e la Capitaneria di Porto.

 

L’anno scorso, il 16/04/2013, il quotidiano online Sanremonews pubblicava un articolo relativo al progetto del Circolo Legambiente della Valle Argentina in collaborazione con il Comune di Taggia, per allestire una spiaggia attrezzata per cani nella zona Darsena. Per leggere l'articolo molto interessante cliccare qui. Il video in basso è stato realizzato giovedì 3 luglio scorso, l’audio è leggermente disturbato dal forte vento che soffiava quel giorno.

    

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